L’Associazione Emigrati Sancataldesi Siciliani a Münchenstein esiste già da quaranta anni. L’obiettivo era di aiutare gli emigrati italiani coi problemi che incontravano nella società svizzera in generale, ed a Münchenstein in particolare. La bz ha incontrato il consiglio amministrativo dell’associazione. Tre associati della prima generazione erano presenti: Cataldo Urso, Giuseppe Sollami e Vittorio Amico. Tutti e tre sono pensionati, sono nati nella città di San Cataldo in Sicilia e sono emigrati da giovane per via della situazione economica in Italia. Era anche presenta Sabina Rizzo-Urso. Lei è la figlia di Cataldo Urso e fa parte della generazione dei secondi nata e cresciuta in Svizzera.

Chi è nell’Associazione Emigrati Sancataldesi Siciliani?


Cataldo Urso: Ci sono Italiani, Siciliani e gente di San Cataldo, è tutto misto. Ma non ci sono degli Svizzeri puri. Al momento siamo 25 famiglie. I bambini fino ai dodici anni fanno parte di una famiglia, dopo ognuno è a conto suo.

Come ha cominciato la vostra associazione?


Cataldo Urso: A Münchenstein c’erano dei connazionali. Sono venuti qua per il lavoro. Allora tirando uno dietro l’altro siamo finiti qui. Siamo solo venuti qua alla fine degli anni cinquanta. Poi sono venute le donne e dopo i figli. Eppure i problemi. Quest’associazione fu fondata il 25 febbraio 1975 perché c’erano questi problemi di scuola, di cultura e problemi sociali con gli Svizzeri. Mantenere la nostra cultura italiana era difficile perché i bambini dovevano andare nelle scuole svizzere. Come aiuto hanno scelto quest’associazione con San Cataldesi perché erano la maggioranza. A quel tempo c’era più di una cinquantina di famiglie italiane a Münchenstein.

Qual era la cosa più difficile integrandosi nella società svizzera?


Cataldo Urso: Ci siamo integrati noi, perché la nostra cultura e quasi uguale come quella svizzera. Il problema che abbiamo avuto era la lingua. I svizzeri negli anni sessanta e settanta ci vedevano come se ci fosse un muro tra di noi e di loro. Ma quando i nostri figli hanno cominciato ad andare a scuola e che avevamo dei contatti più vicini con gli Svizzeri, questi muri sono caduti pian pianino e ci siamo guardati in faccia. Piano piano con i contatti che avevamo tramite la scuola hanno capito che si può avere fiducia di noi. E noi abbiamo imparato le loro abitudini.

Quali abitudini dei Svizzeri sono un po’ strane per voi?


Cataldo Urso: Non trovo nessun difetto. E quando cucino spaghetti e vengono a mangiare a casa nostra non lasciano neanche i piatti (ride).

Che ruolo ha l’associazione a Münchenstein?


Giuseppe Sollami: Siamo molto orgogliosi della nostra associazione. Quando il comune di Münchenstein ha fatto il Dorffest per l’ottocentesimo anniversario partecipava tutta l’associazione. Abbiamo partecipato a tanti eventi del comune. Siamo sempre riconoscenti del comune e loro di noi. Abbiamo fatto una grande festa per il nostro trentacinquesimo anniversario al KUSPO nel 2010. Sono venuti quasi 500 persone. C’era tanta gente dei dintorni ed era un grande successo dove abbiamo servito tanti piatti tipicamente siciliani.

Qual è il futuro dell’associazione?


Cataldo Urso: Tanti dei nostri figli non fanno più parte dell’Associazione. Non gli ispira più essere parte dell’associazione perché i problemi non ci sono più. La cultura italiana che abbiamo noi, piano piano i nostri figli non la portano più. Noi abbiamo nel sangue la nostra cultura, loro non c’è l’hanno. Tanto che viviamo l’associazione esisterà, ma quando viaggeremo nell’aldilà, penso che troverà una fine.

Il fatto che i vostri bambini parlano e capiscano il tedesco e voi invece avete un po’ di difficoltà, com’è per voi?


Cataldo Urso: Non ci sono problemi. Parliamo tedesco. Non parlerò mai perfettamente ma capisco il tedesco abbastanza bene. Non ho problemi a capire la gente o viceversa. Quando non si capisce qualcosa, si può ripeterlo.
Sabina Rizzo-Urso: Fanno tanti errori quando parlano tedesco, ma alla fine si può sempre capirgli. Ci sono sempre arrivati a comunicare in tedesco. Gli ammiro, perché non so se ci sarei arrivata senz’aver imparato la lingua da piccola.

* «Münchenstein» ist ein Zungenbrecher für Italienischsprachige. Viele Immigranten sprachen den Ortsnamen – elegant italianisiert – als «Munggestei» oder «Muggestei» aus.